di
Gianni Santucci
Accadde la sera del 26 giugno 1924, rione degli ortolani. I fascisti, la domanda: «Domani protesti?». Poi le botte fino alla morte. Si trascinò fino a casa, la figlia lo trovò all'una di notte. Tra gli aggressori anche il «barberin»
Era il 1924, Milano. Oldani, tranviere, fu bastonato e ucciso dai fascisti perché voleva ricordare Matteotti e fare uno sciopero di due minuti.Il tranviere Attilio Oldani fu ammazzato a bastonate in strada per uno sciopero di due minuti. Non è un refuso. Non è un modo di dire. Lo sciopero sarebbe stato il giorno dopo. Dieci minuti per tutti i lavoratori, solo due per quelli dei servizi pubblici. Oldani, 44 anni, faceva il bigliettaio sui tram di Milano. Era la prima protesta generale dopo il rapimento di Giacomo Matteotti. Il deputato socialista era scomparso il 10 giugno. Il corpo ancora non s’era trovato. Che si trattasse d’un omicidio politico era più che un sospetto. Lo sciopero era anche una commemorazione.La sera prima Attilio Oldani andò a trovare suo fratello. Era mezzanotte e stava tornando a casa. Camminava col suo cagnetto in via Canonica, l’arteria del borgo degli «scigulatt», gli ortolani. Quartiere popolare, a pochi metri da quello che oggi è il parco Sempione. Tra i fascisti che lo incrociarono c’era il barberin, 18 anni, il figlio del barbiere. Lo riconobbe. «Quello è un tranviere e un comunista», sibilò agli altri. «Fermiamolo». Gli urlarono in faccia una serie di domande. L’ultima fu: «Domani scioperi?».






