È ormai impensabile affrontare l’afa estiva senza condizionatore o ventilatore, sia di giorno a casa o in ufficio che di notte in camera da letto. Eppure, la ricerca disperata del fresco nasconde insidie spesso sottovalutate per la salute: se usati male, questi dispositivi si trasformano in nemici per la salute, in particolare quella dell’apparato respiratorio. Ma non come in molti pensano. Il problema, infatti, non sono i ‘semplici’ colpi di freddo, ma i possibili shock meccanici e termici a cui sottoponiamo i nostri polmoni.
Contrariamente a un mito molto diffuso l’uso del ventilatore non è la causa diretta di influenze o raffreddori, che rimangono patologie di origine virale. Tuttavia, muovere l’aria in modo continuo ha un impatto meccanico sul nostro corpo che non va sottovalutato, sia che ci si trovi alla scrivania sia che ci si rilassi sul divano. L’aria soffiata costantemente sul corpo accelera l'evaporazione del sudore, aiutandoci a disperdere il calore. Allo stesso tempo, però, tende a seccare rapidamente le mucose nasali, gli occhi e le prime vie aeree. “Il flusso d’aria diretto agisce come un fattore irritante per le vie respiratorie superiori”, spiega Christian Russo, pneumologo dell’ospedale Cardarelli di Napoli. “Quando le mucose si asciugano, perdono la loro naturale capacità di filtrare gli agenti esterni. Questo può causare non solo raucedine e secchezza, ma anche una maggiore suscettibilità alle infiammazioni”, aggiunge.










