Arriba Espana! Applausi alla squadra più vincente del XXI secolo. Questo Mondiale 2026 è soltanto l’ultimo anello di una collana di titoli che nessun’altra nazionale ha potuto neppure avvicinare negli ultimi vent’anni. Andando a ritroso: Olimpiadi 2024, Europei 2024, Nations League 2023, Europei 2012, Mondiali 2010, Europei 2008. Sono cambiati ct e convocati, ma i risultati sono sempre stati gli stessi, il gioco è sempre stato sostanzialmente lo stesso, con le piccole variazioni rese necessarie dall’evoluzione del calcio contemporaneo. Aragones, Del Bosque, De la Fuente gli allenatori che hanno sollevato i trofei, con la partecipazione straordinaria di Luis Enrique che dopo un quadriennio di confusione tecniche ha rimesso le fondamenta del modello al loro posto e ha creato le condizioni perché la Roja tornasse sulla cima del mondo.
L’idea base, detta in modo semplice, è che se tu nascondi il pallone agli avversari, soprattutto se fra gli avversari vi sono fior di campioni, è più difficile che ti mettano in difficoltà. È successo anche ieri contro l’Argentina. Una finale a senso unico. Che solo per la bravura del Dibu Martinez e un po’ di imprecisione degli attaccanti spagnoli si è trascinata ai supplementari. Le statistiche parlano da sole: possesso palla 65% a 35%. Gol attesi: 1,94 a 0,17. Tiri totali 20 a 2. Tiri in porta: 12 a 0. Tocchi in area avversaria: 31 a 8, erano 31 a 3 al 118’. Certo, ha pesato la differenza di energie rimaste: come sempre è successo negli ultimi vent’anni, sia ai Mondiali, sia agli Europei, con un’unica eccezione (che poi è la Spagna nel 2010) ha sempre vinto la finale chi ha potuto disputare la semifinale di martedì e avere perciò un giorno in più di riposo. Senza contare che l’Argentina per due volte era stata costretta ai supplementari nelle partite precedenti, la Spagna mai. In più, l’età media di Messi e compagni è di oltre 29 anni, quella dei neo campioni del mondo di poco superiore ai 26 anni e mezzo. Ma soprattutto si è notata la differenza di idee in campo. Da una parte una squadra, completa e organizzata, dall’altra un gruppo di giocatori a sostegno di unico fuoriclasse, Leo Messi, che ha chiuso il torneo, e forse la carriera in nazionale, in lacrime, dopo aver disputato la sua partita peggiore.











