TRENTO. Il caso di Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per l'omicidio di due rapinatori (e averne ferito un terzo) che si erano introdotti nella sua gioielleria nel Cuneese nel 2021, continua a far discutere. Riporta alla mente dei trentini anche un altro episodio balzato alle cronache locali a metà degli anni Novanta: la rapina che aveva coinvolto Giampaolo Sartori, ex giocatore professionista del Padova e del Trento Calcio, poi diventato artigiano e titolare, con la moglie, di un laboratorio in via degli Orbi e successivamente di una gioielleria in via Mantova, a Trento.
Lì, nel giugno del 1995, si consumò una violenta rapina che gli provocò una lesione permanente al tendine della mano, colpito dal rapinatore con diverse coltellate. Senza fare facili parallelismi, la vicenda ebbe un epilogo, fortunatamente, ben diverso dal più recente caso Roggero: il bilancio fu gravissimo, ma non ci furono vittime. A ricordarlo è la figlia Paola Sartori, biologa e candidata alle ultime elezioni comunali con Democrazia Sovrana Popolare, che ripercorre quella vicenda sottolineando come la giustizia abbia fatto il suo corso nelle aule del tribunale.
«Anche mio papà era un gioielliere. Era sempre chino sul suo banchetto delle incisioni e delle riparazioni dalle 7 di mattina alle 7 di sera, sei giorni a settimana. Furti ne ha subiti di tutti i tipi: soprattutto con destrezza, una volta con ipnosi e uno con il coltello. Quello fu veramente brutale, tanto da guadagnarsi per almeno due giorni di fila le prime pagine dei giornali locali».










