Se non avesse spostato lui i coni di un cantiere vicino, le macchine, ancora una volta, avrebbero parcheggiato davanti al suo portone. Continua a sentirsi solo Antonio Santovito, 45 anni residente in via Cariati, in città vecchia. Affetto da una grave patologia renale e in trepidante attesa di un trapianto di rene, l’uomo combatte da mesi una estenuante battaglia burocratica, per un divieto di sosta davanti al suo portone, utile a difendere il diritto alla sopravvivenza.
Dopo continui rimpalli istituzionali e l’intervento della stampa, l’amministrazione comunale si è finalmente mossa, ma al posto del regolare cartello stradale di divieto di sosta permanente con rimozione coatta, formalmente richiesto da Antonio tramite Pec e mai installato, sono comparsi dei blocchi di cemento e una striscia gialla. Una risposta parziale che ha l’amaro sapore della beffa.
Invalido al cento per cento e costretto alla dialisi tre volte a settimana, Antonio è esposto al rischio di improvvisi malori, soprattutto con queste alte temperature. L’accesso libero per un’ambulanza non è un dettaglio logistico, ma una questione vitale.
Eppure, davanti al suo portone a ridosso di Piazza Fontana, le auto vengono regolarmente posteggiate a pettine sfruttando un marciapiede a raso terra. La comparsa dei cosiddetti “panettoni” di cemento ha persino peggiorato le cose. «Anzi – denuncia Antonio - potrebbe essere anche pericoloso per le macchine perché sono ad altezza paraurti».








