«Il Comune ribadisce il «no» secco al rigassificatore e a qualsiasi tipologia di impianto, anche di interesse nazionale, che debba essere imposto dall’autorità governativa». Le parole di Giandomenico Vitale, presidente della Commissione Ambiente di Taranto, risuonano come una vera e propria dichiarazione d’indipendenza decisionale. Palazzo di Città sembra scegliere la linea della totale fermezza e blinda i cancelli del porto, erigendo una barriera politica e tecnica contro l’ipotesi di installare un terminale onshore da 600 milioni di euro sulla testa del molo polisettoriale.

La reazione della politica locale arriva all’indomani della riattivazione dell’iter burocratico da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha sbloccato la pratica facendola passare dallo stato di “sospesa” a quello di “istruttoria tecnica.” Di fronte all’accelerazione romana, Taranto ha risposto convocando un’audizione davanti alle Commissioni consiliari congiunte Ambiente e Attività Produttive dei rappresentanti delle principali associazioni di categoria del territorio.

Obiettivo dell’incontro fare quadrato con il tessuto economico cittadino e analizzare le controdeduzioni tecniche avanzate dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. Sul punto, Vitale ha voluto riportare l’esito del confronto con il dirigente portuale, Giuseppe Lecce, che ha rassicurato. «I loro obiettivi strategici – ha riportato Vitale - del molo polisettoriale collidono con l’installazione di un impianto così impattante da un punto di vista sia urbanistico che da un punto di vista di vision dell’autorità di sistema».