Se il Parlamento approverà i disegni di legge per concedere la gestione autonoma di funzioni a Lombardia, Liguria, Veneto e Piemonte, la Puglia è pronta a presentare un nuovo ricorso alla Corte costituzionale. È questa la linea che il presidente Antonio Decaro ha tracciato con il suo staff, aprendo un fronte nei confronti del governo nazionale. Un contenzioso davanti alla Consulta che potrebbe dipanarsi nei mesi caldi della prossima campagna elettorale per le elezioni politiche.
Il dossier che riguarda l’Autonomia differenziata è nelle mani del capo di gabinetto, Davide Pellegrino, che si avvale del contributo qualificato di molti autorevoli osservatori come l’ex assessore alla Salute, Rocco Palese. È sua (di Pellegrino) la semplificazione che Decaro sta utilizzando in questi giorni per spiegare cosa avverrebbe consegnando alle Regioni del Nord le chiavi del bilancio sanitario: se potranno offrire ai medici stipendi più alti, gli ospedali del Nord svuoteranno ulteriormente quelli del Sud, aumenteranno la mobilità attiva e dunque «succhieranno» per questa via ulteriori risorse dal fondo sanitario nazionale.
Dopo la sentenza della Consulta che nel 2024 ha accolto (anche) il ricorso della Puglia, il ministro per gli Affari regionali ha corretto il tiro e non parla più di «materie» da trasferire bensì di singole funzioni. Non si parla quindi di «sanità» (materia) bensì di «coordinamento della finanza pubblica» in relazione alla tutela della salute. Vuol dire, in pratica, che le quattro Regioni potranno fare cinque cose: «individuare tariffe di rimborso e di remunerazione differenti rispetto a quelle nazionali, da porre a carico del proprio bilancio», cioè pagare di più i privati, gestire autonomamente i fondi di investimento (edilizia e tecnologia), creare fondi sanitari integrativi, assegnare alle Asl fondi extra per assunzioni o prestazioni aggiuntive, e infine spostare su altre voci di spesa sanitaria i fondi vincolati.







