L’allarme di Confagricoltura e degli imprenditori, da Ozzano ad ArgelatoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciI prezzi dei cereali sono arrivati a livelli inaccettabili, mentre i costi dei concimi, dei prodotti per la difesa e delle lavorazioni sono praticamente raddoppiati. Continueremo a coltivare grano anche per garantire una corretta rotazione, ma in queste condizioni diventa sempre più rischioso. Nei negozi i prezzi aumentano, mentre il valore riconosciuto a ciò che produciamo continua a diminuire. E quando si parla di Made in Italy, la materia prima dovrebbe essere realmente italiana, senza percentuali o ambiguità.

Così Filippo Boselli, della Società Agricola Boselli Filippo e Daniele, conduce circa 300 ettari tra Argelato e Castello d’Argile, descrive il malumore degli agricoltori per le quotazioni di frumento duro, ormai scese sotto i 300 euro a tonnellata. Valori che mettono in difficoltà un’economia diffusa: nell’area metropolitana di Bologna, infatti, il grano duro occupa storicamente tra i 17.000 e i 20.000 ettari, su una superficie cerealicola complessiva di circa 54.000 ettari.

Un patrimonio produttivo strategico per la filiera regionale e nazionale della pasta che rischia di essere messo in ginocchio da quotazioni molto basse.