Per due giorni le bici dei rider si sono fermate in tutta Italia. Non ovunque e non a tempo pieno, perché uno sciopero continuativo ha un costo che chi lavora a cottimo non può sostenere. Lo stop alle consegne, i cortei e i presidi davanti alle istituzioni bastano però a misurare l’esasperazione della categoria, che resta alta anche dopo i commissariamenti della procura di Milano e i richiami alle piattaforme. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il caldo. Le ordinanze in diverse regioni obbligano all’interruzione delle attività davanti alle temperature eccessive. Ma per chi non ha un contratto, rivendicano i fattorini, è fantascienza. «Devo scegliere se lavorare o ammalarmi», dice Faid, tra i rider scesi in piazza per pochi minuti. Le associazioni datoriali - rappresentate da Assodelivery - forniscono linee guida per la gestione dell’emergenza di calore, ma si tratta di raccomandazioni a munirsi di acqua, sali minerali e borracce, con un prezzo fissato per il rimborso. In un caso concreto, denunciato da Nidil Torino, questo è stato pari a 2,71 euro per venti giorni consecutivi di lavoro nelle ore calde. «Le piattaforme dicono che nessuno obbliga i rider a lavorare - spiega Danilo Bonucci della segreteria generale di Torino -, ma senza quelle consegne un fattorino non può materialmente vivere».