Nel 1971 uno dei grandi registi «fascistoidi» del cinema americano (secondo la critica militante), Sam Peckinpah (autore di film epocali come “Il mucchio selvaggio” e “L’ultimo buscadero”), girava “Cane di paglia” con protagonista Dustin Hoffman nel ruolo di un mite professore americano che, nella pacifica provincia della Cornovaglia inglese, dove si è ritirato a studiare con la moglie, deve subire le angherie di alcuni giovani bulli locali. Il professor Sumner subisce di tutto, compreso lo stupro della moglie, di cui finge di non accorgersi.
Il giorno in cui da lui si rifugia un giovane disabile accusato di analoga violenza su una giovane del paese, il professor Sumner reagisce come «un cane da pagliaio» (vero e corretto titolo), invaso nel suo territorio, e come un riparatore dei torti dei più deboli. In lui Peckinpah fonde le grandi contraddizioni di una certa America: la violenza nascosta, la legge del taglione, la difesa del territorio e la protezione dei reietti. Sumner, figlio della pacifica controcultura Usa degli anni ’60, uccide spietatamente tutti sotto il ghigno beffardo del grande regista americano.
La vicenda del gioielliere della sonnacchiosa Grinzane Cavour evoca quel modello, fatta eccezione per il fatto che l’unico tema che ha mosso Mario Roggero, nuovo simbolo della destra fascio-garantista (copyright Francesco Cundari) italiana, è esclusivamente l’offesa alla sua proprietà. Ogni discorso su una presunta legittima difesa cessa allorché il derubato, dopo aver sparato e già ucciso uno dei rapinatori in fuga, insegue il secondo, ferito e disteso per terra, e lo fredda con un colpo di pistola. Un’esecuzione senza un accenno di alcuna pietosa esitazione.












