di

Matteo Persivale

L’ira del tycoon che vorrebbe bonificarla per il 4 luglio

Quando Humphrey Bogart, nei panni del comandante d’un malconcio dragamine della Marina comincia a trascurare i suoi doveri per dedicarsi ossessivamente alla ricerca del responsabile di un furto di ciliegie sciroppate dalla cambusa, l’equipaggio capisce che è impazzito. È la trama dell’immortale Ammutinamento del Caine, classico della Hollywood dell’età dell’oro e che a qualcuno potrà evocare l’attuale, bizzarra vicenda degli atti vandalici alla «reflecting pool» di Washington, il grande specchio d’acqua lungo 600 metri che separa il monumento dedicato a Abraham Lincoln da quello a George Washington.

È vero che da anni la grande vasca versava in condizioni orride: alghe, perdite d’acqua massicce, deiezioni di uccelli la rendevano obiettivamente poco gradevole per i numerosissimi turisti che rendono omaggio ai due grandi, integerrimi presidenti. È vero che Trump vedeva la bonifica dello specchio d’acqua come una questione d’immagine in vista del 4 luglio, 250esimo compleanno della nazione. È vero anche che ci sono stati innegabili atti vandalici che hanno rovinato i lavori da lui fortissimamente voluti (e il cui costo da 2 milioni di dollari è salito a 14, appalto concesso senza concorso a un’azienda che lavora per i resort del presidente).