Roma, 20 luglio 2026 – C’era una volta la favola della globalizzazione che tutto promette e tutto realizza: crescita costante dei consumi, aumento incessante della ricchezza complessiva, espansione progressiva dei mercati e della democrazia, pacificazione delle relazioni internazionali attraverso il commercio. Era una favola, appunto, basta guardarsi attorno per constatarlo, in un mondo in guerra, alle prese con una crisi climatica incontrollabile, con le disuguaglianze che crescono, con le democrazie che deperiscono, con i nuovi oligarchi di Big Tech che controllano non solo tecnologie e comunicazioni, ma anche le menti e le capacità cognitive delle nuove generazioni. La favola è finita e ormai lo riconoscono gli stessi “globalizzatori” di un tempo, quelli che guardavano con sufficienza, o magari irridevano, chi scendeva in piazza e organizzava forum sociali per indicare che un altro mondo era possibile, che la profezia di Margaret Thatcher – “There is no alternative” , acronimo Tina, non ci sono alternative – mantra delle politiche neoliberiste, era un’illusione ottica, un accecamento ideologico.

Sono passati 25 anni dal G8 di Genova, punto di svolta di una “rivoluzione” mancata; 25 anni dalla criminalizzazione di un movimento che proponeva una visione critica e articolata del neoliberismo ma non trovò interlocutori politici con cui dialogare, nemmeno nella sinistra; trovò invece manganelli, torture, violenze istituzionali, fino all’omicidio di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda da un carabiniere il 20 luglio 2001. La favola è finita, il racconto alternativo è stato messo ai margini del discorso pubblico e sulla scena restano macerie e una profonda crisi di identità dello stesso “sistema” dominante. Oggi può accadere che un Giulio Tremonti, ministro di punta del ventennio berlusconiano, ammetta (in “Globalizzazione. Le piaghe e la cura possibile”, Solferino 2022) non solo che il sogno della globalizzazione neoliberista è tramontato, ma che il mercato senza regole ha prodotto disastri ambientali, disgregazione sociale, svuotamento delle democrazie, ascesa dei padroni di Big Tech, fi no al ritorno della guerra nel continente europeo.