In un clima generale di riarmo e guerra che da noi, come costume, si traduce nella miseria di una perenne campagna elettorale, assolutamente vuota di analisi e programmi, cercare un ordine in pensieri e azioni più che difficile appare di giorno in giorno più inutile.

Roggero entra in carcere: "Per me è un ergastolo. Mattarella? Si metta una mano sulla coscienza"

Il caso di Roggero assume in questa situazione un valore emblematico. Non c’entra la questione di grazia sì o grazia no. Poiché lo stare in galera ha valore rieducativo soltanto nelle favole, se si hanno sufficienti garanzie che una persona non possa ricommettere reati è per me una buona notizia che costui venga messo in libertà. Ciò che appare semplicemente “tremendo” sono le giustificazioni in punta di “diritto” che vengono avanzate per quest’atto in questo caso specifico.

Sembra che la tesi di fondo suoni grosso modo così: la mia casa, la mia proprietà sono assolutamente inviolabili, anzi: neppure minacciabili, e chi lo osa o lo tenta soltanto va inesorabilmente punito. Mettiamo che sia prevista in questa materia la punizione più estrema, la pena di morte. Questo implicherebbe forse per l’aggredito il diritto di uccidere l’aggressore? Certamente no. Anche in questo caso, nel caso cioè di un Codice che nella forma più crudele difendesse il “terribile diritto” di proprietà, bisognerebbe che la sentenza venisse emessa da un tribunale, da un giudice terzo.