Raggi gamma per sterilizzare la cimice Bagrada Hilaris che colpisce il cappero Igp di Pantelleria. L’insetto «altamente distruttivo capace di provocare gravi danni anche a molte altre colture alimentari», dal grano ai legumi, dai broccoli ai cavolfiori, con pesanti ricadute economiche per gli agricoltori.

È l’obiettivo di un progetto di ricerca finanziato dallo European Biological Control Laboratory e coordinato dalla BBCA (Biotechnology and Biological Control Agency) cui partecipano i ricercatori dell’Enea.

Un vero e proprio problema per i produttori di Pantelleria, come ricorda Rosario Cappadona, componente del Cda della Cooperativa Agricola Produttori Capperi di Pantelleria, «noto già dal 1988, e per cui si chiese l’intervento dell’Università di Palermo».

Anche perché la produzione annua totale di capperi a Pantelleria si aggira tra i 3mila e i 4mila quintali. «La produzione certificata con marchio Igp - ricordano dall’Enea - è molto più limitata, tra i 1.200 e i 1.300 quintali, con annate in cui il prodotto certificato scende a 500 quintali». Non solo, il disciplinare di produzione prevede che la resa massima sia fissata a 30 quintali per ettaro e che la raccolta avvenga esclusivamente a mano in modo scalare dal primo maggio al primo ottobre.