Anche se siete estranei alle teorie del fisico Carlo Rovelli le “Danses Vagabondes” della canadese Louise Lecavalier le potete apprezzare lo stesso. Perché lei, Louise, (che dichiara di ispirarsi alle teorie di Rovelli per il proprio brano) è una forza della natura, una danzatrice dalla straordinaria energia capace, alla sua non tenera età, di catturare l’attenzione di un pubblico che la ama e la segue. Come è successo al Teatro studio del Comunale in apertura del festival Bolzano Danza, appuntamento estivo ormai storico , ha superato le quaranta edizioni, diretto per il secondo anno da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, che sono succeduti a Emanuele Masi. Erano famose le roulades di Louise, portentose piroette in orizzontale, dalle quali usciva senza una piega, quando faceva parte del gruppo “La la la human steps” di Edouard Lock. Col tempo queste acrobazie non le fa più. Ma il personaggio resta impattante. Palandrana con cappuccio sopra un altro costume, saltella per tutto il palcoscenico al ritmo di un collage musicale che unisce diversi autori: da citare almeno Nick Cave. Dunque Bolzano Danza è partito ed ha avuto una preapertura nel pomeriggio a Castel Mareccio con i danzatori di Aterballetto CCN, diretto da Gigi Cristoforetti. Varie Microdanze in diversi luoghi del castello per concludere con la ripresa del “Combattimento di Tancredi e Clorinda” di Claudio Monteverdi coreografato da Philippe Kratz. Su una pedana circolare i due protagonisti si sfidano legati da una lunga striscia di pelle nera che sembra volerli unire per sempre. Accanto il controtenore Nicolò Balducci centellina la musica di Monteverdi, accompagnato da un trio di archi dell’Orchestra Haydn di Bolzano. Ma il primo pezzo forte, “Diptych”, è arrivato la sera successiva nella sala grande del Comunale col gruppo belga “Peeping Tom” creatura di Gabriela Carrizo e Franck Chartier. È un doppio incubo, un doppio huis clos che vede i sette protagonisti alla mercè di forze incontrollabili. Doppio perché le pareti della stanza verde, un salotto con poltrone e abat-jour cambia a vista con un altro salotto marrone. Ma le forze che costringono i protagonisti a muoversi incessantemente sono sempre le stesse. Basta aprire una porta e quello che prima era un armadio diventa un passaggio che vomita tutti i protagonisti. Danza e teatro contribuiscono a creare una atmosfera horror. Una situazione claustrofobica alla quale i protagonisti sopravvivono a stento. Una cameriera a terra viene trascinata via come se fosse morta. Un altro danzatore si lancia in salti acrobatici. Qualcuno si rifugia sotto le coperte di un letto che alla fine accoglie una donna come se fosse malata. Ma prima è stato campo di battaglia amoroso per una coppia (ragazzo e ragazza). Un turbinio di situazioni comiche e drammatiche che non lascia scampo allo spettatore. Rapito da queste avventure senza un perché, da questa atmosfera sfibrante di attesa, la sala reagisce alla fine con applausi scroscianti. Non si può negare che Bolzano Danza è partito con il piede giusto.