Non solo ballerine. Le “brave” ragazze della Scala fanno molto più che esprimere la loro personalità in scena: sono creative e vogliono crescere come artiste del corpo e della mente, dentro e fuori la grande casa che le ha viste fiorire. Stefania Ballone, in arrivo da Roma, che ha interpretato balletti classici e contemporanei per due decenni, tra cui recentemente “Blake Works” di William Forsythe e “Minus 16” di Ohad Naharin, si misura ora con la coreografia, anche per Roberto Bolle; è impegnata in questi giorni a Piacenza nella rassegna “Trasfigurazioni, ritratti femminili”. Virna Toppi, nata sul Seveso nel 1992, un cursus honorum di premi e inviti nel mondo, da Monaco di Baviera all’Arena di Verona ai gala Bolle and Friends, recentemente stupenda Regina rossa nell’ameno “Alice’s Adventures in Wonderland” dell’inglese Christopher Wheeldon approdato con grande successo a maggio al Piermarini, pubblica un racconto per giovani, che Mondadori presenta oggi alla Scuola di ballo della Scala.
Come avete scoperto il vostro talento multiforme?
Ballone: "Avevo già un certo istinto da bambina, me ne sono resa conto dopo; al Lido di Francavilla al Mare avevo vinto una gara di ballo, su “Accendi un diavolo in me“ di Zucchero. Facevo anche degli spettacolini, dando io le direttivem, ma quando sono entrata all’Accademia nazionale di danza di Roma nel 1992 e poi alla Scuola di Ballo della Scala, dove mi sono diplomata nel 2000, volendo affinare la tecnica, avevo dimenticato quei vecchi progetti".






