Erica Bravini e Ilenia RomanoRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciRoberto Castello, da sempre amante delle sfide, è più che mai deciso a fare della danza un manifesto, un atto che incida nella società. Radicale da sempre, quando scelse Venezia e Carolyn Carlson per dedicarsi alla danza, anziché a una professione più tranquilla e sicura nella natia Torino (1960), quando, giovane e riccioluto, fu tra i portabandiera del neo-contemporaneo, nel gruppo Sosta Palmizi – un nome buffo nato a caso da un gioco al computer – e quando poi si stabilì in Toscana fondando Aldes, Associazione Lucchese Danza e Spettacolo, con intenti battaglieri, rispetto alla “dimensione economica dell’esistenza”.
In questa coda di estate rovente Castello offre due dei suoi più attuali lavori, “Chama”, che in lingua africana Swahili significa comunità e festa, e “Il sesso degli angeli”, duo al femminile. “Chama”, che ha presentato ad Arese, in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, con un team di artisti amici tra cui Zam Moustapha Dembelé (balafon, kora, tamani, djembe, voce) è frutto di un’attitudine di polemista, quella stessa che gli fece creare “Siamo qui solo per i soldi”, alla Frank Zappa, negli anni ’90 per Torinodanza al Teatro Regio. Che cos’è “Chama”? Un manifesto antiglobale? Un comizio danzato? Si può fare “attivismo” con una festa danzante? "In realtà parlo pochi minuti. Lo scopo di ‘Chama’ è far star bene la gente gratuitamente; cercare di vivere rapporti umani armoniosi, di questi tempi, è già un obiettivo politico di per sé".









