In politica, il colpo d’occhio spesso conta più di lunghi discorsi. Un po' come accadde a Gianfranco Fini quando le sedie vuote del cinema di Agrigento furono l'inizio della sua fine politica.
L’immagine che arriva dalla tradizionale festa estiva della Lega racconta molto: una distesa di sedie vuote. La kermesse si è trasformata quest’anno in un campanello d’allarme strutturale per lo stato di salute del partito guidato da Matteo Salvini. Il primo segnale di un’edizione anomala è stato il trasloco forzato. La storica “Püntida Fest” non si è svolta sul suolo simbolico di Pontida, ma a Cisano Bergamasco, per via di ostacoli burocratici e urbanistici legati all’area tradizionalmente utilizzata, come ha spiegato anche il sindaco di Pontida, Davide Cantù.
Pur avendo mantenuto il marchio della manifestazione e organizzato alcuni appuntamenti collaterali a Pontida, il cambio di sede ha avuto un peso altamente simbolico. Pontida non è solo un prato: è l’epica del Nord produttivo, il luogo delle origini e, pochi mesi fa (nel marzo 2026), il teatro dei funerali del fondatore Umberto Bossi.
Ma il vero nodo è stato un altro: il popolo non c’era. La scarsa partecipazione è culminata in un episodio dal sapore amaro, tutt’altro che folcloristico: l’annullamento della tombola per mancanza di giocatori. Come ricordano le cronache locali, la tombola in una festa di partito è il collante della socialità militante, il momento in cui le famiglie si fermano anche oltre i comizi. La sua cancellazione segnala uno scollamento profondo, un problema non estetico ma strutturale.







