C’è un acronimo su cui occorre concentrare la nostra attenzione e che va analizzato in dettaglio: ETS. Questa sigla corrisponde alle parole inglesi «Emission Trading System». La traduzione letterale in lingua italiana è «sistema di scambio delle quote di emissioni». Stiamo parlando del principale strumento in dotazione all’Unione Europea per contrastare il cambiamento climatico.
Il mercato della CO2 funziona secondo il principio del cap and trade, ovvero della fissazione di un tetto massimo da non superare e, appunto, dello scambio di quote come contributo alla decarbonizzazione. In pratica, se un’azienda raggiunge un livello molto alto di emissioni, oltre ad aver l’obbligo di monitorare i propri gas serra deve comprare le relative quote.
Il nuovo obiettivo climatico ha fissato la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al 90% entro il 2040, in vista della neutralità nel 2050. Le imprese a rischio di delocalizzazione possono beneficiare, invece, di quote gratuite.
Uno dei punti più interessanti riguarda la differente lettura della revisione di questo strumento fatta dalla Commissione europea. A Bruxelles spiegano che l’ETS ha contribuito ad un calo del 50% delle emissioni e che anche per questo motivo si deve procedere in questa direzione. Alcuni settori produttivi al contrario sostengono che ci sono ambiti nei quali l’efficienza energetica ha già raggiunto il massimo livello possibile, considerando le tecnologie a disposizione.










