Ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 41mila nuovi casi di tumore della prostata, il più frequente nella popolazione maschile. Eppure, a differenza di quanto accade per il tumore della mammella, del colon-retto o della cervice uterina, nel nostro Paese non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato. Nella seconda parte della puntata l'intervista a Bertalan Meskó, fondatore e direttore del Medical Futurist Institute

ascolta articolo

Sceglici su:

Tumore della prostata, oggi la diagnosi precoce dipende prevalentemente dall'iniziativa del singolo cittadino o dal consiglio del medico curante, attraverso un modello definito "opportunistico", che rischia di creare disuguaglianze territoriali e percorsi diagnostici poco omogenei. Prima di ogni altra cosa vanno ricordati i numeri di questa neoplasia, la più frequente nella popolazione maschile: ogni anno sono 41mila le nuove diagnosi in Italia. Per superare questi limiti, la Società Italiana di Urologia (SIU) ha presentato alla Commissione nazionale per l'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) la proposta LEA1125, che punta a introdurre nel Servizio sanitario nazionale uno screening strutturato per il carcinoma prostatico rivolto agli uomini tra i 55 e i 69 anni. Un percorso che, secondo le evidenze scientifiche più recenti, potrebbe ridurre la mortalità per questa neoplasia, diminuire il numero di biopsie inutili e migliorare l'appropriatezza delle cure.