Per anni è stata una delle regioni simbolo della prevenzione oncologica. Oggi la Toscana resta ai vertici nazionali, ma perde terreno. Nell’analisi appena pubblicata dalla Fondazione Gimbe sull’adesione agli screening gratuiti (con dati ufficiali del 2024) per i tumori della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto scivola dal quarto al quinto posto della classifica nazionale, superata dall’Umbria, con Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna e Veneto davanti. Un arretramento che può sembrare minimo, ma racconta una storia diversa dai numeri: si sta incrinando quel patto tra cittadini e prevenzione che aveva reso la Toscana un modello.

Un rapporto costruito negli anni sulla fiducia nel servizio sanitario pubblico e sulla convinzione che una diagnosi precoce possa davvero cambiare la storia di una malattia. Per questo l’arretramento merita attenzione in una regione che ha sempre fatto della prevenzione uno dei punti di forza.

Il sistema funziona. Gli inviti – talvolta con qualche ritardo – arrivano praticamente a tutta la popolazione interessata e, in alcuni casi, superano perfino il 100% perché si stanno recuperando gli appuntamenti saltati negli anni della pandemia. Segno che la macchina organizzativa fa il proprio dovere. Più difficile, invece, è convincere le persone a presentarsi all’appuntamento.