Ben venga la pubblicità se, oltre a distrarre e a strappare un sorriso, contribuisce alla prevenzione della salute dando una spallata a pregiudizi e imbarazzi duri a morire. Siamo nel perimetro dell'oncologia. Più precisamente, del tumore alla prostata: oltre 3 mila nuovi caso l'anno in Piemonte. Malattia di per sè insidiosa, per di più favorita dalla scarsa propensione degli uomini a sottoporsi alle visite di controllo. Ecco perchè anche la canzone «cult» sulla «prostata inflamada», uno dei pezzi forti dell'ultimo film di Checco Zalone uscito a Natale, può fare la differenza.

L’aumento di visite e controlli

Nessun rapporto documentabile di causa-effetto, naturalmente, manca la prova provata, ma è un fatto che da dicembre gli urologi registrano un aumento degli uomini che dopo lungo meditare e chissà, magari dopo avere visto al cinema la divertente «chicca» regalata da Zalone al suo pubblico, si sono decisi all'arduo passo. In sintesi: monitorare oggi per evitare (gravi) problemi domani o dopodomani. Come si premetteva, gli specialisti sono cauti. Ma tant'è, anche loro da un paio di mesi a questa parte, cioè dall'uscita del film nelle sale cinematografiche, hanno notato un insolito movimento.