Settimana sull’ottovolante. Straordinarie scene di capelli strappati, caccia spietata a “vigliacchetti” e novelli “Badoglio”, ministri che ingollano calici di vino alla buvette. È cinema: il centrodestra riesce a far approvare la nuova legge elettorale, ma l’emendamento che introduceva le preferenze - presentato da Fratelli d’Italia e mai gradito a Forza Italia e Lega - viene sputato con tutte le ossa sotto la mannaia del voto segreto. Tornano i franchi tiratori. Sono una cinquantina - qui Alfonso Raimo per gustosi dettagli - e i più indiziati avrebbero la tessera del Carroccio e di FI. Tradimento, quindi! Non è crisi di governo, ma poco ci manca. La barra poco a poco si raddrizza, ma la rabbia di Giorgia Meloni non si estingue neanche con l’estintore dei suoi fedelissimi.
Sono Giulio Ucciero, cronista politico di Huffpost e in questa puntata di Papaveri e Papere ci infiliamo nel vortice, ma a mente fredda, di una legge elettorale che non voleva nessuno. Nessuno tranne Meloni. Un rovinoso finale che spalanca il crepuscolo di una legislatura ormai in balia di umori e di calcoli economici dei singoli deputati. Cinture allacciate.
LA LEGGE ELETTORALE CHE NESSUNO VOLEVA È REALTÀ, QUASI
A minuti dal parto finale della riforma, Armando Siri passeggia sconsolato sull’uscio della sala stampa di Montecitorio: “Domani tutti scriveranno di questa roba qua, invece delle cose importanti”. Come la sua proposta di legge sul divieto di accesso ai social per gli under 15, che il leghista, di blu vestito e con tanto di cravatta col suo segno zodiacale ricamato sopra, spera di far approvare “entro la fine della legislatura”.













