L' aumento dei prezzi dei carburanti è l'effetto più visibile della nuova fiammata del petrolio sui mercati internazionali. Questa settimana il Brent, il greggio di riferimento per l'Europa, è salito fino a 88 dollari al barile, dai circa 77 dollari di una settimana fa, spinto dal ritorno delle tensioni in Medio Oriente e dai timori per la sicurezza delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Dopo alcune settimane di relativa stabilità, il mercato ha rapidamente incorporato un nuovo premio al rischio geopolitico, facendo impennare le quote del greggio.Come già accaduto nei mesi scorsi, la reazione dei prezzi alla pompa non si è fatta attendere. L’aumento del costo del greggio e dei carburanti raffinati si è trasferito nel giro di pochi giorni ai distributori italiani. Più lento, invece, è sempre il percorso inverso: quando il petrolio arretra, i ribassi alla pompa arrivano quasi sempre con maggiore gradualità, tra tempi tecnici della filiera e aggiornamenti dei listini. A rendere ancora più delicata la situazione contribuisce il fattore stagionale. L’esodo estivo coincide con il periodo di maggiore domanda di benzina e gasolio e finisce inevitabilmente per amplificare gli effetti dei rincari internazionali, proprio mentre milioni di italiani si mettono in viaggio per le vacanze. I dati diffusi questa settimana dal ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano la nuova impennata dei listini.
Hormuz spinge il prezzo del petrolio. In aumento anche diesel e benzina
L' aumento dei prezzi dei carburanti è l'effetto più visibile della nuova fiammata del petrolio sui mercati internazionali. Questa settimana il Brent, il greggio di...














