Nelle scorse settimane, il governo ha deciso di non prorogare il taglio delle accise sui carburanti per tener conto dei segnali di distensione tra Iran e Stati Uniti, delle conseguenze sui mercati petroliferi e quindi delle speranze di discesa dei prezzi. Non a caso i principali indici del petrolio - Brent e Wti - sono ormai scesi ai livelli pre-guerra, intorno ai 70 dollari al barile. Tuttavia, le quotazioni del greggio sono solo una delle tante componenti del prezzo finale di benzina e diesel. Sono sempre da tenere in debita considerazione le fasi intermedie della catena che porta dall'estrazione del petrolio fino alle pompe di servizio. Basta qualche tensione nel campo della raffinazione o della logistica per annullare del tutto i benefici della discesa del petrolio.

È quello che sta avvenendo proprio in questi giorni. Come segnala Staffetta Quotidiana, i prezzi dei carburanti alla pompa sono in deciso rialzo non solo per l'applicazione "piena" delle accise, ma anche per i "decisi aumenti delle quotazioni dei prodotti raffinati". "Se le quotazioni del petrolio sono tornate ai livelli antecedenti l'attacco di Usa e Israele all'Iran, a fine febbraio, quelle di benzina e gasolio sono ancora ben al di sopra", spiega la testata specializzata. In altre parole, per Staffetta "la crisi è tutt'altro che rientrata".