Dopo le fiammate innescate dal conflitto tra Israele e Iran, il prezzo del petrolio è sceso questa mattina ben al di sotto del livello dei 70 dollari al barile, portandosi in area 67 dollari per il Brent europeo e i 65 dollari per il Wti texano. L’andamento è stato alimenta dalle aspettative di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente dopo l’annuncio di una tregua tra Iran e Israele, mediata dall’ex presidente statunitense Donald Trump. Ora l’attesa è di un calo dei prezzi dei carburanti che al distributore nei giorni scorsi sono saliti. Tuttavia, benzina e gasolio non calano in modo adeguato, scatenando nuove polemiche tra associazioni dei consumatori e operatori del settore.

Prezzi disallineati, come ogni estate

Non è una novità: il fenomeno del disallineamento tra il costo della materia prima e quello dei carburanti raffinati torna ciclicamente, in particolare durante i mesi estivi. Le tariffe al distributore reagiscono con estrema rapidità quando il prezzo del greggio sale, ma mostrano una lentezza sospetta quando il trend si inverte. Il risultato è un’ondata di accuse di speculazione e scarsa trasparenza lungo la filiera della distribuzione.

I numeri dimostrano questo andamento. Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), pubblicati ieri, il prezzo della benzina in modalità self service è salito attestandosi a 1,734 euro al litro, il gasolio a 1,643 euro al litro.