Nella Pubblica amministrazione, e in particolare nei ministeri, gli stipendi sono tornati competitivi. I rinnovi contrattuali a raffica hanno determinato in questi ultimi anni un aumento medio mensile delle retribuzioni pari o superiore a 408 euro, con un picco di 464,49 euro nelle Funzioni centrali. L'ultimo contratto dei ministeriali e dei dipendenti delle agenzie fiscali, quello relativo al triennio 2025-27, è stato siglato all'inizio di giugno e prevede un incremento retributivo medio a regime di 167,21 euro. Cifra che va a sommarsi ai 165,85 di aumento garantiti dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccln) precedente, sottoscritto a inizio 2025, e ai 131,42 euro di incremento scaturiti dal contratto a copertura del triennio 2019-2021, firmato a maggio del 2022. In quattro anni, cumulando i tre rinnovi, le buste paga dei dipendenti delle Funzioni centrali (sono poco più di 200mila) sono cresciute di quasi il 17%.
Il confronto Nel 2025 le retribuzioni contrattuali dei dipendenti pubblici non dirigenti hanno fatto uno scatto in avanti del 2,7%, a fronte dell'aumento dell'1,5% dei prezzi. Allargando lo sguardo, tra il 2016 e il 2025 le retribuzioni contrattuali dei dipendenti pubblici, secondo i dati dell'Aran, l'agenzia guidata da Antonio Naddeo che tratta con i sindacati i rinnovi dei contratti del pubblico impiego, sono cresciute invece del 14,9%, contro il +16,2% del privato. Nello stesso periodo l'inflazione è stata del 22,6%. Nei ministeri, tuttavia, la crescita è stata più sostenuta. Qui, sempre tra il 2016 e il 2025, gli stipendi hanno fatto un balzo di quasi il 18%. Nel mese di luglio è stato firmato in via definitiva anche il contratto economico del comparto Istruzione e Ricerca. Si discute ancora sulla parte normativa. Ad agosto, per effetto del rinnovo, circa 1,3 milioni di dipendenti pubblici vedranno crescere la propria retribuzione di 138 euro in media. Sommando gli aumenti derivanti dai tre ultimi contratti, quelli a copertura del 2019-2027, l'asticella degli incrementi retributivi medi sale nella scuola a 397,95 euro. È stato appena raggiunto inoltre l'accordo per il rinnovo del contratto 2025-27 di poliziotti e militari: con gli ultimi due contratti la retribuzione annua di 430mila lavoratori aumenta di 2.600 euro. Restano invece da rinnovare i contratti della Sanità e degli Enti locali. Il primo riguarda 592mila lavoratori, mentre il secondo circa 400mila. Nella Sanità è atteso un ulteriore aumento medio degli stipendi di 145,63 euro. Nelle Funzioni locali il rinnovo vale 137,56 euro di aumento. Più nel dettaglio, le retribuzioni degli infermieri sono aumentate già di 273 euro grazie agli ultimi due contratti: diventeranno 419 euro una volta raggiunto l'accordo per il triennio 2025-27. Nei Comuni e nelle Regioni il contratto del 2019-21 ha garantito 118 euro di aumento, mentre quello successivo 141. Gli stipendi delle Funzioni locali sono decisamente più bassi rispetto a quelli della pubblica amministrazione centrale. Ecco perché con l'ultima legge di Bilancio il governo ha anche stanziato 100 milioni di euro per finanziare gli aumenti del salario accessorio dei comunali. Ma se nel pubblico le retribuzioni stanno tornando attrattive non è soltanto merito dei rinnovi contrattuali. Decisivo anche il contributo dei premi di risultato e della perequazione delle indennità di amministrazione. Nel periodo 2021-2023, ha rilevato l'Aran, le buste paga dei ministeriali sono aumentate del 13%. E i rinnovi contrattuali hanno contribuito solo per il 2,2% a questo aumento. A fare la differenza sono stati soprattutto i premi di risultato (+3,2% in media, con punte del 7%).I negoziati Questa settimana all'Aran riprenderà la trattativa per il rinnovo dei contratto delle Funzioni locali e della Sanità. Nel frattempo il 2025 ha fatto segnare un record di contratti integrativi nella Pa. Le pubbliche amministrazioni hanno trasmesso complessivamente 18.197 contratti integrativi, il numero più elevato mai registrato dall'avvio del monitoraggio, con un incremento del 37,4% rispetto al 2016. La distribuzione per comparto conferma la prevalenza di Istruzione e Ricerca, con il 46,8% dei contratti, e delle Funzioni locali, con il 43,1%, seguite dalle Funzioni centrali (5,9%) e dalla Sanità (4,2%). «Questo dato fotografa la reale dimensione e la straordinaria articolazione del nostro sistema pubblico. La Pubblica ammininistrazione non è un monolite, ma un sistema policentrico», ha commentato il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo. Nel corso del 2025 il 71,7% delle sedi di contrattazione ha trasmesso almeno un atto negoziale, con punte dell'89,2% nella Scuola. I contratti acquisiti interessano complessivamente il 78,8% del personale non dirigente. Sul piano territoriale, il Veneto presenta la maggiore incidenza di sedi di contrattazione attive, pari al 74,1%, seguito dalla Lombardia, con il 71,6%. La Lombardia è invece al primo posto per numero assoluto di contratti trasmessi, con 2.960 atti, seguita dal Lazio con 2.146.






