LECCOPer ora sono una trentina. Potrebbero però aumentare i verbali notificati ad altrettanti antifascisti lecchesi che lo scorso aprile, all’indomani della Festa di Liberazione, hanno protestato contro la commemorazione autorizzata di 16 repubblichini condannati a morte il 28 aprile 1945 dai partigiani al termine della battaglia per liberare Lecco dai nazifascisti. Rischiano di dover pagare fino a 13mila euro di sanzioni: fino a 10mila euro per aver organizzato una contromanifestazione senza permesso; altri 3mila per aver "turbato il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico", cioè il ricordo dei brigatisti neri della Leonessa e della Perugia che uccisero a tradimento alcuni partigiani fingendo la resa. Le sanzioni sono previste dal Decreto Sicurezza approvato ed entrato in vigore appena qualche giorno prima della commemorazione dei fascisti giustiziati e del conseguente presidio di protesta degli Antifa. Il Decreto depenalizza quello che era il reato di manifestazioni non autorizzate, con procedimenti penali che spesso sfociavano in archiviazioni, mentre con le nuove normative è prevista in automatico la sanzione pecuniaria. "Non ci lasceremo intimidire – avverte Shtantala Faccinetto della Rete Antifascista lecchese -. Non lasceremo Lecco in mano a questa deriva fascista". Da più parti inoltre sottolineano che contro quanti in passato hanno commemorato i repubblichini uccisi, senza permesso ed esibendosi nel saluto romano, non sono stati mai intrapresi provvedimenti. "Riteniamo profondamente sbagliato che chi manifesta pacificamente in difesa dei principi antifascisti venga colpito con sanzioni amministrative – commentano i democratici lecchesi -. L’antifascismo non è un problema di ordine pubblico". Daniele De Salvo