TREVISO - È stato condannato per rissa aggravata: un mese e 15 giorni di reclusione, poi trasformati in una multa da 3.375 euro. Ma quando gli era stato notificato il decreto penale, il 31enne si trovava in Marocco per motivi familiari. È tornato tre mesi dopo. E quando si è fatto avanti per difendersi, i termini erano ormai scaduti. La Corte di Cassazione, però, adesso ha fermato tutto. Annullando, di fatto, almeno per ora, la sanzione. Nello specifico, gli Ermellini hanno annullato l'ordinanza timbrata in gennaio dal Giudice delle indagini preliminari, e rinviato le carte al tribunale di Treviso per un nuovo giudizio. Così si dovrà procedere con la riapertura del contraddittorio.

La vicenda Ghalouki Zakaria era stato condannato con decreto penale. Il 4 luglio è partita la comunicazione del deposito della notifica nell'ufficio postale. Lui, però, in quel periodo era in Marocco e non ha potuto ritirare l'atto entro il termine di dieci giorni: ne è venuto a conoscenza solo il 10 ottobre. A quel punto ha provato a opporsi al decreto di condanna. Il Gip, però, ha bocciato la richiesta evidenziando che mancavano le prove della sua permanenza in Marocco. Ma la Cassazione adesso ha stabilito che non servono. Al massimo toccherebbe al giudice dimostrare l'eventuale conoscenza effettiva del provvedimento da parte del destinatario, e non viceversa. «La Corte Costituzionale ha sottolineato la necessità che la conoscenza del decreto penale di condanna sia effettiva, dato che l'acquiescenza rispetto a quest'ultimo si risolve nella cristallizzazione di un provvedimento di condanna al quale si è giunti in assenza di contraddittorio - si legge nella sentenza - anche questa Corte, in tema di decreto penale di condanna, ha affermato che, essendo la pronuncia di condanna espressa senza un contraddittorio preliminare, la mera regolarità formale della notifica non può essere considerata dimostrativa della conoscenza del giudizio e il giudice non può negare la restituzione nel termine». Cioè di poter esercitare il diritto a difendersi come se il termine non fosse mai scaduto. Park Dal Negro La decisione arriva in un momento caldo per quanto riguarda le risse. L'ultima è scoppiata lunedì sera davanti al park Dal Negro: due marocchini di 38 e 55 anni e un tunisino di 39 senza dimora, ubriachi, hanno pestato un 57enne italiano, a sua volta senza dimora, davanti alla struttura. La lite, partita dai giardini di viale Tasso, apparentemente senza motivo, è culminata con calci, pugni e bottigliate in via Venier. I tre aggressori sono stati identificati dai carabinieri e denunciati per lesioni personali. Il 38enne, inoltre, rifiutatosi di andare in caserma, dovrà rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale. «Gli aggressori dormono tutti all'interno del park», dice chi frequenta il Dal Negro.Non a caso Federico Capraro, presidente di Confcommercio Treviso, associazione che ha sede proprio a ridosso del parcheggio, ha chiesto non solo più controlli ma anche l'allargamento della zona rossa della stazione dei treni e di via Roma fino a comprendere lo stesso Dal Negro: «Un presidio costante con l'allargamento della zona rossa anche al park è l'unica soluzione alla situazione attuale. Le soluzioni adottate fino ad ora non hanno portato risultato». Una svolta dovrebbe arrivare con l'attesa installazione delle porte automatiche, per far accedere al park solo chi deve parcheggiare o recuperare l'auto. L'intervento vale oltre 100mila euro. Si puntava a realizzarlo entro luglio. Ma a quanto pare ormai si andrà a dopo l'estate.