ADRIA (ROVIGO) - «Se ti trovo ti ammazzo». «O vivo io o vive lei». «La mando in Marocco in una cassa di legno». È da minacce come queste, oltre alle botte, che prende forma una vicenda di maltrattamenti in famiglia, protratti per oltre due anni, culminata ieri con una condanna a due anni e otto mesi di reclusione, inflitta in rito abbreviato dal tribunale di Rovigo a un marito marocchino. I fatti si sono svolti ad Adria, a partire dal giugno 2023, con una condotta ritenuta continuativa.

Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe sottoposto la moglie a un sistema di violenze fisiche, psicologiche ed economiche, tale da ingenerare in lei un costante timore per la propria incolumità. In una prima fase, tra giugno e luglio 2023, mentre la coppia viveva in un appartamento condiviso con altri inquilini, l'imputato rientrava spesso ubriaco e la offendeva anche in presenza di terze persone, con insulti ripetuti e umilianti.

La situazione, anziché migliorare, sarebbe peggiorata dopo il trasferimento in un'altra abitazione. Qui, con cadenza almeno bisettimanale, l'uomo avrebbe aggredito la moglie con calci, pugni alla testa, schiaffi e strattonamenti, mentre le offese erano quotidiane. Alla violenza fisica si accompagnava un controllo costante della vita della donna, alla quale veniva impedito di svolgere attività autonome, sia per sé stessa sia per la famiglia.