FRATTA POLESINE (ROVIGO) - Maltrattava e picchiava la compagna anche quando era incinta e la minacciava di morte: condannato a due anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione. Il gip del Tribunale di Rovigo ha pronunciato sentenza nei confronti di un 39enne originario del Marocco, residente a Fratta Polesine, ritenuto colpevole di maltrattamenti in famiglia aggravati, minaccia grave e danneggiamenti. Atti, questi ultimi, compiuti in casa dell’ex suocera. La pena, inflitta all'esito di rito abbreviato, non prevede la sospensione condizionale: si tratta della seconda condanna penale per l'uomo, circostanza che ha comportato la revoca del beneficio concesso con la prima sentenza.

LA VICENDA La ricostruzione processuale ha delineato un quadro di violenze fisiche e psicologiche protrattesi nel tempo ai danni della compagna convivente, una donna di 26 anni residente a Boara Pisani. L'imputato, anche sotto l'effetto di sostanze alcoliche, la sottoponeva quotidianamente a continue sopraffazioni: la colpiva con schiaffi, le lanciava addosso oggetti, la insultava ripetutamente chiamandola con epiteti degradanti e la minacciava di ucciderla dandole fuoco. Durante la gravidanza la violenza non si era fermata: l'uomo l'aveva percossa più volte, spinta e colpita alle costole con una doga in legno. I maltrattamenti sono stati contestati con l'aggravante di essere stati commessi nei confronti di una persona in stato di gravidanza. La vittima era costretta a restare chiusa in casa e a intrattenere rapporti esclusivamente con i famigliari, tagliata fuori da qualsiasi altra frequentazione. La gelosia ossessiva dell'uomo la privava di ogni libertà, accusandola incessantemente di avere relazioni con altri uomini. Una segregazione che configurava uno stile di vita avvilente. Alle violenze domestiche si erano aggiunte minacce gravi, formulate nel marzo 2024 durante una videochiamata per far vedere il figlio minore della coppia, bambino che all’epoca aveva un anno. L'uomo aveva rivolto al piccolo frasi agghiaccianti, dichiarando che sarebbe finito in carcere perché avrebbe «tagliato la gola alla madre e alla nonna». Subito dopo aveva inviato alla compagna una serie di messaggi dal contenuto intimidatorio. Il 39enne si era reso responsabile anche del danneggiamento dell'abitazione della madre della vittima a Boara Pisani: nel tentativo di accedervi, aveva preso a calci in più occasioni la porta d'ingresso e la portafinestra fino a provocarne la rottura. Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni in favore della parte civile, assistita dall’avvocato Anna Osti del Foro di Rovigo, disponendo una provvisionale di 5mila euro, con quantificazione finale demandata alla sede civile, oltre alle spese processuali. A carico dell'uomo penderebbero ulteriori procedimenti per reati analoghi nei confronti della medesima persona offesa.Micro registratore nella borsetta per spiare la moglie sul lavoro: marito geloso condannato a due anni e sei mesi