«Sei stato tu, me l’ha detto un mio amico». Con questa accusa, ripetuta durante scene da film al punto di avvicinare un flex alla gola della vittima sotto tortura, tre commercianti di frutta e verdura di Minervino Murge avrebbero sequestrato e brutalmente picchiato un uomo, per costringerlo ad autodenunciarsi quale presunto autore del furto di un loro trattore e pretendendo, in alternativa, il pagamento di cinquemila euro. Per questi fatti il gip del Tribunale di Trani, Domenico Zeno, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Saracino, di 47 anni, e per i figli Giovanni, di 26, e Luca Gabriele, tutti residenti a Minervino Murge: le accuse, a vario titolo, sono sequestro di persona, tentata estorsione aggravata in concorso, lesioni e minacce.

L’AGGUATO SULLA PROVINCIALE Tutto è accaduto nel pomeriggio del 22 giugno. Erano da poco passate le 16 quando la vittima, alla guida della sua auto nei pressi del passaggio a livello di Acquatetta, veniva raggiunto da una vettura che, dopo un inseguimento per le strade di campagna, lo sorpassava e gli sbarrava la strada. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i tre scendevano dal veicolo, aprivano la portiera, lo afferravano per le braccia e per le gambe e lo scaraventavano fuori dall’abitacolo, colpendolo con calci e pugni, per poi caricarlo a bordo della loro auto e condurlo in un luogo isolato. Lì la violenza sarebbe proseguita: bastonate alle gambe, pugni al naso e agli occhi, una presa alla gola fino quasi a fargli perdere i sensi, la testa sbattuta più volte al suolo e la minaccia di essere gettato in un pozzo lì presente.