PADOVA - Il mese di giugno segna l'inizio della stagione estiva e a Padova e provincia la carenza di personale nei pubblici esercizi si traduce in circa 3mila addetti mancanti, a fronte di oltre 4mila attività sul territorio. Una criticità che emerge proprio nel periodo di massima affluenza, colpendo i centri storici, i Colli Euganei e le principali località turistiche. Tra cuochi, banconieri e baristi, sono soprattutto i camerieri a rappresentare la figura più ricercata all'interno del comparto, anche a seguito dei numerosi pensionamenti registrati negli ultimi anni.

L'ALLARME «Stiamo vivendo una situazione paradossale - dichiara Federica Luni, presidente di APPE Padova Associazione Provinciale Pubblici Esercizi - Se da un lato aumenta la voglia delle persone di uscire, passare il fine settimana fuori casa e frequentare locali, dall'altro cresce il numero di chi non è più disposto a lavorare nei weekend o negli orari serali». Una dinamica che, secondo l'associazione, si sta estendendo a macchia d'olio, assumendo le forme di una vera e propria emergenza per il settore. Tra le cause principali emerge anzitutto il fattore demografico. Il progressivo calo della popolazione giovanile riduce infatti la porzione di lavoratori che tradizionalmente si avvicinavano ai pubblici esercizi, in particolare nelle mansioni di sala e di bar. A ciò si aggiunge un cambiamento culturale incisivo, che induce le nuove generazioni a privilegiare occupazioni con da orari più regolari, in cui sia garantita una maggiore conciliazione tra vita privata e professionale. LE PROSPETTIVE Ciononostante, a queste problematiche il settore sembra rispondere continuando ad offrire prospettive stabili e concrete. «Attualmente, circa il 60% dei contratti nei pubblici esercizi è a tempo indeterminato», specifica Luni. «Non solo, i ristoratori investono molto nella formazione del personale, cercando persone da inserire in modo duraturo nelle proprie attività». Si tratta di un netto cambio di passo rispetto al passato, quando si ricercava prevalentemente personale già qualificato: oggi oltre il 40% degli esercenti è disposto ad assumere candidati privi di esperienza, investendo in prima persona nella formazione interna dello staff. Nel tentativo di far fronte a questa difficoltà, APPE evidenzia la necessità di aumentare il salario netto percepito dai lavoratori attraverso una riduzione del costo del lavoro. «Siamo favorevoli a stipendi più alti, purché anche la tassazione per gli esercenti risulti più bassa», evidenzia la presidente. LE SOLUZIONI Tra le possibili soluzioni rientra anche una diversa organizzazione dei turni, con una maggiore rotazione del personale nei fine settimana e negli orari notturni, sebbene ciò comporti inevitabilmente costi aggiuntivi per le imprese. Con la stagione estiva ormai e avviata, il settore si ritrova a fare i conti con uno squilibrio tra domanda in crescita e disponibilità di lavoratori sempre più ridotta. L'obiettivo consiste quindi nel restituire attrattiva ad un comparto centrale del tessuto economico locale. Una sfida che, secondo APPE, richiederà interventi sia sul fronte organizzativo sia su quello del costo del lavoro per evitare che la carenza di personale diventi strutturale.