La Spagna ha già giocato una partita mondiale contro l’Argentina, oltre a quella del 1966 che resta l’unico precedente, ma non il solo confronto. L’altra sfida è durata mesi e definisce anche questa finale perché ha stabilito la nazionalità calcistica dell’uomo che la orienta. Si gioca nel nome di Lionel Messi, nato a Rosario, Santa Fe, Argentina e cresciuto a La Masia, Barcellona, Spagna. I Mondiali Under 17 Siamo nell’agosto del 2003 ai Mondiali under 17 l’Argentina perde con la Spagna e Messi, già nelle giovanili del Barcellona da tre anni, non sta da nessuna delle due parti. La baby Roja lo avrebbe voluto convocare, ma deve essere discreta: il ragazzo non ha il doppio passaporto, servono ingranaggi per i documenti e per convincerlo che è la scelta giusta. Lui non ne vorrebbe sapere, però dall’altra parte non sono così interessati. In Sudamerica non si fidano di filmati e notizie che arrivano dall’Europa, non avvertono la necessità di avere fretta per un adolescente sotto taglia. Tutto gira intorno a un famosissimo VHS, il filmato che cuce prodezze bambine a futuri trofei, il video in cui è tutto chiaro. Lo chiede Horacio Gaggioli, allora tramite tra i blaugrana e la famiglia per il trasferimento al Barça, il procuratore che ha scritto il primo contratto sul tovagliolo di carta di un ristorante. Elementi noti, ma le date in cui quel fondamentale VHS passa da una mano all’altra, da uno stupore al successivo non sono così chiare. Quella sequenza riesce a essere virale in un’epoca senza social: ancora serviva il massiccio videoregistratore per visionare la classe precoce del ragazzino senza fisico. Eppure era voce comune, tanto che è un cuoco il primo a bussare al settore tecnico argentino per suggerire di guardare meglio. Ha lavorato per la federazione spagnola, ha sentito diverse conversazioni. Il giovanissimo Messi vuole aspettare la sua Argentina però ascolta gli inviti alla famiglia a considerare l’investimento sulla sua crescita. Così si scopre un antefatto: Bielsa, allora ct dell’Argentina, aveva già visto il video, con il commento passato ai posteri: «Per favore, mettilo a velocità normale». Lo era già, solo che Messi era troppo veloce e nonostante ciò l’Argentina si prende tempo. Gli danno del fenomeno senza chiamarlo. Latitano per quasi un anno mentre la Spagna costruisce rapporti. Fino all’allarme del cuoco che innesca una serie di reazioni e ulteriori passaggi del VHS ormai duplicato in diverse copie. Conto alla rovescia Quando la federazione Argentina capisce che è già partito il conto alla rovescia non ha contatti con il padre di Messi. Jorge Messi ha portato il figlio in Spagna, ha la sua tutela, è grato ai catalani e ha paura di fare la scelta sbagliata. Si scatena la mozione degli affetti, un segretario argentino, negli uffici federali da tanto tempo, rintraccia nonni e prozii della famiglia. Lo fa in un call center, con la pagina a nome Messi strappata dalla rubrica di Rosario e cerca un Leonardo. Scopre il vero nome mentre risale le parentele. Il dirigente, Omar Souto, chiede numeri e referenze, nel frattempo il presidente, ancora il dominus Grondona che sarebbe poi entrato in tutti i giri di corruzione della Fifa di Blatter, organizza una amichevole per blindare il ragazzo delle meraviglie. Allora le regole erano diverse, bastava una partita in nazionale per definire l’appartenenza, non importa di quale categoria o in quale competizione. Il 29 giugno 2004 Messi, che ha compiuto 17 anni sul volo intercontinentale post convocazione, entra in una sfida under 20 con il Paraguay. Lui non lo sa, ma è una partita che non sta in calendario, inventata per farlo esordire con l’Albiceleste. Nelle ore che precedono il minuto del suo ingresso in campo, fino all’ultimo, la Spagna tenta qualsiasi strada per guadagnare ancora dell’attesa. Blocco basso dell’Argentina e passaggi infiniti della Spagna che telefona, intenerisce, promette e poi cede. Piccolo golpe Messi trova l’Argentina, che sarà per sempre sua, in un martedì sera costruito su misura. A Buenos Aires piove, i biglietti costano 5 pesos, omaggio per una gara che non può avere pubblicità. È un piccolo golpe messo in scena allo stadio Diego Armando Maradona, l’impianto dell’Argentinos Juniors che si chiama così dal 2003, giusto la data dell’estate in cui Spagna e Argentina hanno iniziato a giocarsi la finale mondiale del 2026.
Nel 2003 la sfida per la nazionalità, Messi poteva diventare spagnolo
I giorni in cui le due federazioni si sono contese il fuoriclasse bambino a colpi di VHS. L’Albiceleste credeva di non avere fretta Il baby fenomeno è stato qu…










