La caccia agli influencer è iniziata. Le segreterie di partito stanno scandagliando i social alla ricerca di “content creator”: giovani, spigliati, in grado di far arrivare messaggi politici sugli smartphone di milioni di persone. Per Giorgia Meloni, Elly Schlein e gli altri leader, questi divulgatori digitali non sono più solo un modello da emulare. Il nuovo obiettivo, adesso, è coinvolgerli, cooptarli, mescolare i due mondi. E in vista delle prossime elezioni, hanno già dato il via a uno scouting per candidarli. È la nuova frontiera verso cui la politica sta correndo. L’accelerazione decisiva arriva lo scorso 23 marzo, giorno in cui il centrodestra esce sconfitto dal referendum. Sulla scrivania della premier finiscono le analisi del voto e c’è un dato, più di altri, che la colpisce: a trainare il No è stato il voto degli under 35 (al 61,1%, secondo le rilevazioni di Opinio). «I giovani hanno fatto la differenza», esulta Schlein. Quella fascia della popolazione dipinta da anni come distante e disinteressata, di colpo, si è mobilitata. «Lo ha fatto grazie ai social, è lì che le nuove generazioni si informano. La sinistra, su quel terreno, si è mossa meglio di noi», ammette Francesco Giubilei, 34 anni, editore e fondatore di Ribalta Media, pagina di informazione di destra da più di 350 mila follower nata un anno fa. Il suo è uno dei nomi cerchiati in rosso da Fratelli d’Italia. «L’egemonia culturale – sostiene Giubilei – un tempo si costruiva nelle scuole e nelle università, oggi vanno considerati anche i video su Instagram o Tik Tok». Così, in vista delle Politiche del 2027, tra Palazzo Chigi e la sede del quartier generale di FdI, scatta l’allarme: «Dobbiamo recuperare lo svantaggio».