La classifica delle presenze e delle interazioni dei leader sulla Rete, nel primo semestre dell’anno, vede saldamente in testa Giorgia Meloni. Il dato non è da trascurare perché rappresenta un termometro della prossima campagna elettorale. Con un rischio: quello della saturazione. Bisogna essere presenti sulle varie piattaforme digitali ma nemmeno dare l’impressione di invaderle. Il dilemma è tra quantità e qualità dei messaggi. Oppure tra iperattività e selezione degli interventi.

Secondo l’esperto Domenico Giordano, di Arcadia, la presidente del Consiglio conserva e incrementa la propria leadership digitale. I suoi follower, che non traduciamo in seguaci perché il tradimento (o la volatilità) nei social network è pratica quotidiana, hanno toccato - nelle cinque principali piattaforme - quota 6,2 milioni, raddoppiando il dato ottenuto nel 2025. L’incremento maggiore è stato realizzato su Facebook.

Ma la crescita più impetuosa è quella di Roberto Vannacci che, attraverso i suoi account ha aumentato di 637 mila unità i suoi contatti, mentre sono state 16,2 milioni le reaction totali. Il suo ex segretario di partito, clamorosamente tradito, Matteo Salvini, continua però ad avere più interazioni, secondo in classifica dietro Giorgia Meloni.Nel centro-sinistra è segnalata la crescita di Angelo Bonelli mentre nelle interazioni Giuseppe Conte è davanti a Elly Schlein. Nelle classifiche dei follower dei canali WhatsApp, Telegram e LinkedIn, è sempre prima Giorgia Meloni. Dietro di lei compaiono Conte su WhatsApp, Antonio Tajani su LinkedIn e Salvini su Telegram.Tra i grandi postatori prevale Nicola Fratoianni che su X pubblica una media di 7,9 messaggi al giorno. Segue Carlo Calenda. La ricerca di Arcadia individua anche un Visibility Score, ovvero la frequenza delle citazioni nelle risposte di applicazioni di Intelligenza artificiale. Fratelli d’Italia compare sempre al primo posto seguito dal Partito democratico su ChatGpt, e da Forza Italia su Claude e Google Ai. «La politica che rincorre frenticamente l’audience - commenta Giordano - diventa lo stilema di quella che è stata definita la banalità del like». I politici non possono farne a meno, pena la perdita di attenzione digitale che è l’anticamera dell’irrilevanza. Poi ci sarebbero anche i voti che non sono così facili da ottenere.