L’esito di un concorso pubblico può essere affidato interamente all’intelligenza artificiale? Una sentenza può essere opera di un algoritmo? Il rapporto tra giustizia, intelligenza artificiale, opportunità ed equità è complesso. L’equilibrio è precario. E i magistrati amministrativi si interrogano su come possano convivere l’algoritmo e la bilancia della giustizia. Tenendo ben presente un aspetto: «In caso di errore, la responsabilità è dell’uomo che deve supervisionare il sistema e accertarsi che la soluzione trovata sia corretta in base alle leggi vigenti». Giovanni Caputi è il magistrato del Tar del Lazio che, come raccontato da La Stampa, ha firmato una sentenza destinata a far riflettere su un insegnante estromesso da un concorso per un errore dell’algoritmo: dietro a ogni decisione della pubblica amministrazione ci deve «essere una riserva di umanità». Almeno in questo caso, l’Ai è stata considerata insufficiente. Cambia lo strumento, ma non la responsabilità. «I concorsi pubblici - spiega Caputi - richiedono particolare attenzione. Non è però detto che questa decisione debba essere la regola in ogni contesto». Questioni come quella posta al Tar del Lazio sono sempre più frequenti e i magistrati si interrogano sul rapporto «tra l’automatismo delle decisioni amministrative e la corrispondenza alle norme di legge dell’esito finale dell’attività amministrativa». Il regolamento europeo e la recente disciplina nazionale hanno dettato alcune regole che aiutano a risolvere problematiche concrete. «C’è poi la necessità - riflette Caputi - di formare gli utenti all’utilizzo dell’Ai e di codificare i comportamenti». Nella giustizia amministrativa «c’è molta attenzione su questo aspetto, vengono organizzati corsi di altissimo livello che sono molto partecipati e in cui si dialoga parecchio. Da parte dell’amministrazione, invece, normalmente c’è un atteggiamento più passivo. Ci si affida all’Ai se è disponibile piuttosto che intervenire a correggerla».
Concorsi e algoritmi digitali nel mirino: “La responsabilità deve essere umana”
Parla Caputi, il magistrato della sentenza del Tar sulla “riserva di umanità” e il dibattito sulla tecnologia nella Pubblica amministrazione












