C’è un filo che lega le posizioni prese in questi giorni da Giorgia Meloni sulla legge elettorale e sulla grazia a Mario Roggero con le iniziative di Nigel Farage e Donald Trump. Non credo si tratti di un disegno, ma piuttosto di una consonanza ideologica, che sta emergendo in modo sempre più chiaro, e fa pensare a obiettivi politici convergenti. A unire l’iniziativa delle destre è il tentativo di usare l’appello diretto al popolo per scardinare quel che rimane dei principi dello stato di diritto, affermando una visione della politica che si basa sulla legittimazione diretta del leader.

Un modello che viene declinato in modo diverso, per via delle differenti cornici costituzionali, ma che punta a una ridefinizione della democrazia che tende a mortificarne l’articolazione attraverso le forme della rappresentanza, per trasformarla in un regime in cui il mandato popolare prevale sulle regole del gioco che dovrebbero vincolare anche chi guida l’esecutivo. Nel caso di Farage, lo scopo è ottenere una nuova investitura popolare attraverso la rielezione nel collegio uninominale, in modo da poter utilizzare questo rinnovato consenso come una legittimazione che lo protegga dalle accuse di aver ricevuto finanziamenti illeciti. Nel caso di Trump, l’obiettivo è di mettere in discussione la correttezza del processo elettorale, per aprire la strada a una gestione emergenziale delle prossime elezioni.