C’è una storia che parte dal Nord e torna nel punto più estremo della Puglia. Una storia che parla di libri, ma soprattutto di comunità. È quella della libreria Idrusa di Alessano, nel cuore del Salento, che ha vinto la prima edizione di “Straordinaria”, il premio promosso dall’Associazione Librai Italiani di Confcommercio per valorizzare il ruolo sociale e culturale delle librerie indipendenti. La premiazione si è svolta all’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino, dove la fondatrice Michela Santoro ha ritirato il riconoscimento assegnato a una realtà che, secondo la giuria, ha saputo trasformarsi in «un luogo vivo, capace di accogliere, ispirare e unire le persone».«A Pisa mi sono laureata in storia e critica del cinema, il mio sogno era diventare regista. Poi però all’improvviso ho sentito una nostalgia profonda e inspiegabile. Dalla sera alla mattina, ho lasciato tutto per tornare a casa. Non avevo già in mente di aprire una libreria, volevo solo provare a organizzare eventi culturali. Era il mio modo per fare qualcosa per il mio paese, una sorta di restituzione affettiva. Durante la giovinezza mi era mancato un luogo dove poter coltivare la mia passione per i libri, le biblioteche erano chiuse e non esistevano librerie nei dintorni. Così ho capito che dovevo ripartire da lì», dice Santoro.Invece di immaginare una libreria rivolta a pochi lettori abituali, la libraia scommette su un’idea diversa: costruire un presidio culturale aperto, capace di intrecciare relazioni e generare partecipazione. Gli inizi sono difficili, con pochi clienti e abitudini di lettura ancora da consolidare. Il risultato arriva uscendo dalle mura del negozio: libri nelle piazze, attività nelle scuole, laboratori per bambini e famiglie, percorsi di formazione e occasioni di incontro.«All’inizio nessuno ha creduto nel mio progetto, pensavano che avrei chiuso dopo pochi mesi. Io ero molto determinata, serviva un cambiamento culturale e un lavoro di semina. Ho scelto allora di dare una forte connotazione identitaria alla libreria con il nome Idrusa, come l’eroina salentina che nel romanzo di Maria Corti, “L’ora di tutti” (pubblicato nel 1962), si sacrifica per salvare la sua terra dall’assedio dei Turchi nel 1480», continua la fondatrice.Da questa esperienza è nato nel 2015 anche “Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto”, il festival letterario organizzato dalla Libreria Idrusa e dall’associazione NarrAzioni, con la collaborazione dello scrittore Mario Desiati. La dodicesima edizione è stata presentata proprio al Salone del Libro di Torino, poche ore prima della premiazione.A chi sogna di tornare al Sud per dare vita a un progetto culturale, la libraia suggerisce innanzitutto di mettersi in ascolto del territorio. «L’errore che spesso si commette è arrivare con idee molto belle senza aver prima studiato e compreso davvero il territorio in cui si vuole operare. Quando poi le cose non funzionano, si tende ad attribuire il fallimento ai presunti mali atavici del Sud, alimentando stereotipi e luoghi comuni», osserva. Per la fondatrice della libreria Idrusa, invece, il punto di partenza deve essere un altro: individuare i bisogni reali delle comunità e costruire progetti capaci di rispondere a quelle esigenze, contribuendo nel tempo a rafforzare le infrastrutture culturali e creare le opportunità di partecipazione per tutti.
Idrusa, storie che salvano il Salento
Michela Santoro è tornata a casa, in Puglia, dopo l’università. Ad Alessano ha aperto una libreria che è anche comunità: “Contro gli stereotipi sul Sud”







