Piccola premessa indispensabile. Questa storia non è stata generata dall’intelligenza artificiale. È tutto vero. Tragicamente, assurdamente, perfino comicamente vero. Fatti, nomi, decisioni, dettagli allarmanti o esilaranti (spesso le due cose insieme) sono pura cronaca. Una cronaca che purtroppo la dice lunga sul modo in cui il nostro presente fabbrica, consuma, manipola e distorce informazione e disinformazione. A fini ovviamente politici. Riassumiamo per chi si fosse distratto, anche perché ogni nuovo episodio illumina i precedenti. Atto uno: in Germania un regista largamente considerato tra i peggiori della Storia, tal Uwe Boll, vede rifiutare il visto d’uscita alla sua ultima fatica: “Citizen Vigilante”. Una specie di remake ultratrash del vecchio “Giustiziere della notte” con Charles Bronson, aggiornato all’epoca dell’Europa multietnica e delle ronde anti-migranti.Le ragioni sono chiare: il film è troppo violento e xenofobo. Incita all’odio razziale e alla giustizia sommaria. Si potrà vedere on demand, ma niente sale, né piattaforme streaming, né promozione in luoghi pubblici. Il regista e tutta la macchina propagandistica dell’estrema destra ovviamente gridano alla censura, anche se la decisione viene dalla Fsk, autorevole organo di autoregolamentazione del cinema teutonico, che tiene d’occhio Herr Boll, attivo anche nel portare al cinema videogame di successo, da quando sfornava altri gioiellini sensazionalisti come “Assalto a Wall Street”, “Auschwitz”, “Darfur”, “Vietnam Rats” (volendo, tra le decine di spesso fantastici titoli di Boll, si trova anche “Blubberella”, obesa antinazi a mano armata che a giudicare dal trailer farebbe invidia, scherziamo, al Mainetti di “Freaks Out”).Qui però scatta il secondo atto. Un certo Elon Musk, fiutato il caso, mette “Citizen Vigilante” sul suo account X per 48 ore. Gratis, dunque liberamente visibile a tutti gli utenti. Il tempo di fare molta pubblicità al film ma soprattutto a se stesso, appena proclamato “primo trilionario della Storia”, alle sue opinioni e alla sua capacità di incassare dividendi, politici o finanziari, rimestando nelle zone più basse e maleodoranti del dibattito sociale, anzi social. Basta? Non basta. Accortosi dello scandalo, perfino il protagonista di “Citizen Vigilante”, Armie Hammer, prende le distanze. Non volevo, non sapevo, non avevo letto tutto il copione, dice più o meno, subito rilanciato da tutto il web.Eppure il suo personaggio, un ex ufficiale dell’esercito Usa erede di un piccolo impero economico con casa-palestra zeppa di attrezzi ginnici e armi da combattimento, che sequestra magistrati troppo tolleranti e va a caccia di migranti, preferibilmente islamici, in un’imprecisata grande città europea, scovando e ammazzando stupratori e assassini, non lasciava molti dubbi. Evidentemente Hammer, già interprete di film importanti come “The Social Network” (sulla nascita di Facebook, ironia della sorte) e coprotagonista di “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, poi sparito perché inseguito da accuse pesanti ma mai provate, dalla violenza sessuale alle fantasie di cannibalismo, aveva altro a cui pensare e soprattutto non molte altre offerte da vagliare.Intanto però, ecco il terzo atto. Il patron della Tesla e di Space X continua a soffiare sul fuoco nel luogo in cui oggi scoppiano gli incendi: i social. Non contento di aver messo il film su X (peraltro di sua proprietà), sprona gli utenti a sostenerlo e poi dà massima diffusione ai post in suo favore, spingendo gli attivisti delle destre americane a invadere i siti che affiancano le recensioni del pubblico a quelle della critica, fino a far registrare alla pellicola di Boll gradimenti record. Morale: sullo storico Rotten Tomatoes, aggregatore principe di opinioni sul cinema, “Citizen Vigilante” registra 15 stroncature al vetriolo su 16, fra cui quella del venerabile Peter Bradshaw, critico del quotidiano britannico The Guardian, ma vanta il 93 per cento di entusiasti fra gli utenti. Non sappiamo se i quindici temerari dovranno mettere i guantoni come accadde nel 2010 quando il regista, ex promessa della boxe, sfidò gli stroncatori a battersi sul ring. Ma è lecito chiedersi cosa possano ancora significare parole nobili quanto bisognose di urgente revisione come spettatori, pubblico, opinione pubblica, dibattito, immaginario... E non è una questione accademica.Il caso “Citizen Vigilante” mostra con nitidezza come tutto oggi possa diventare strumento della peggior propaganda. Con conseguenze forse incontrollabili se in nome di una presunta battaglia libertaria, per restare in Italia, Welcome to Favelas, sito di informazione “indipendente” (ma vicino a Musk) con due milioni di follower tra i diversi social, ha proiettato lunedì 13 il film di Boll in una delle periferie più esplosive di Roma, Tor Bella Monaca. Sia pure in versione originale, si scusano gli organizzatori, perché non c’è stato il tempo di doppiarlo. E anche questa può sembrare una nota ironica, il pubblico di cittadini invitati a riconoscersi nella figura di un “giustiziere”, costretto a vedere il film sottotitolato come al cineclub. Anche se forse c’è ben poco da ridere.
Il giustiziere più amato da Musk
Un regista tedesco tra i peggiori della Storia. Un remake trash del film con Bronson. In salsa xenofoba. “Citizen Vigilante” è piaciuto talmente al trilionario











