Il film di Uwe Boll viene letto come xenofobo o fascista, ma il suo nucleo più inquietante è un altro: non la nostalgia dell’ordine, bensì l’invito alla sua dissoluzione. L’analisi di Andrea Monti, docente di privacy, identità digitale e cybersecurity nell’università di Roma Sapienza

Citizen Vigilante è un film scritto, prodotto e diretto da un discusso regista tedesco, Uwe Boll, girato in Croazia con un budget molto ridotto. In un noto database cinematografico viene classificato come B-Action, One-Person Army Action, Action, Crime, Thriller e riassunto in questi termini: “Un uomo si fa giustizia da solo cacciando criminali. La sua crociata da vigilante lo trasforma in una star dei social media ma lo mette contro il capo della polizia della città.”

Questa descrizione non potrebbe essere più distante dal soggetto e dalla sceneggiatura di un film che, a prescindere dalla non brillantissima riuscita cinematografica, sta suscitando reazioni polarizzate.

Un oggetto politico travestito da action movie

Ad alcuni è apparso come una sorta di manifesto politico xenofobo e fascista e ad altri come una sorta di “chiamata alle armi” contro l’invasione dei migranti islamici. Nelle parole del regista, invece, Citizen Vigilante dovrebbe rappresentare una “messa in guardia” su quello che starebbe accadendo in particolare in Germania, dove il film non viene distribuito, per via dell’assenza di controllo da parte dello Stato sugli immigrati e su quelli islamici in particolare.