Un'Argentina di indios e figli del popolo. Così l'altro Lionel della Seleccion, il ct Scaloni, vede la sua nazionale. Non c'è solo la classe di un Messi immenso o la 'garra' del resto della squadra, titolari o subentrati, ad alimentare il sogno di una nazione intera. "Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica. E in effetti tutti noi proveniamo dalla classe operaia", ha ricordato il portiere, Dibu Martinez, alla vigilia della finale con la Spagna.
Al MetLife Stadium l'Argentina insegue domani il suo quarto titolo, Messi la consacrazione che lo lancerebbe verso il nono pallone d'Oro, e Scaloni il record che ora appartiene solo a Vittorio Pozzo: due mondiali di seguito da ct. "Puntiamo alla vittoria, é ovvio, ma anche se non dovesse arrivare, il nostro resterebbe un viaggio incredibile in questo Mondiale", ha voluto sottolineare il ct gentile, nell'incontro stampa con tifosi organizzato dalla Fifa a New York.
Mille volte data per persa e mille volta rinata, la 'remuntada' é l'immagine simbolo dell'Argentina 2026. Per non spezzare l'incantesimo, il presidente Milei ha scaramanticamente scelto di continuare a seguire la nazionale da Baires, mettendo comunque a disposizione della squadra la Casa Rosada per lunedì: comunque vada, le autorità prevedono 4 milioni di tifosi ad accogliere Messi e i compagni. Quattro anni fa, al ritorno vittorioso, i pullman dei giocatori rimasero incastrati nella folla e dovettero intervenire gli elicotteri dell'esercito per una pacifica esfiltrazione. La scaramanzia della Seleccion, invece, è stato un ultimo, tradizionale 'Asado': le braci sono state accese dai cuochi al seguito nel retro dell'albergo di New York, nell'antivigilia della finale, e da Lautaro Martinez a la 'Pulce' tutti si sono rilassati a cuocere e mangiar carne. Come a casa.















