Da Asimov a Elon Musk, il rapporto tra fantascienza e tecnologia si è profondamente trasformato. Se un tempo alimentava l’immaginazione degli ingegneri, oggi le grandi aziende la utilizzano per costruire consenso attorno alle proprie strategie e influenzare il dibattito pubblico sull’innovazione. L’analisi di Wenzel Mehnert, futurologo presso l’Austrian institute of technology
Per gran parte del XX secolo la fantascienza è stata considerata intrattenimento, una fonte d’ispirazione per scienziati e ingegneri o, nel migliore dei casi, una forma di commento sociale. Allo stesso tempo, a un livello più profondo, scrittori e registi di questo genere hanno creato un paesaggio immaginario condiviso del futuro, popolato da colonie spaziali, menti artificiali e coscienze trasferite su supporti digitali. Questi immaginari sono entrati a far parte della memoria culturale del loro pubblico (prevalentemente occidentale) e hanno contribuito a modellare le aspettative su ciò che deve ancora venire. Ad esempio, durante la corsa allo spazio degli anni Sessanta, narrazioni fantascientifiche come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick o Star trek di Gene Roddenberry hanno alimentato l’immaginario nazionale degli Stati Uniti, rafforzando la volontà politica e il sostegno pubblico ai finanziamenti dei programmi Apollo.







