Le pretese utopistiche delle Big Tech moltiplicano i fervori tecnologici e alimentano un inganno pericoloso, mistificando il reale impatto degli algoritmi sulla nostra vita, poiché con ogni probabilità siamo di fronte a una scommessa di carattere commerciale che si basa su una campagna di sofisticato marketingNell’estate del 1956, in occasione di un workshop sulle “macchine pensanti” che si tenne al Dartmouth College di Hanover, negli Stati Uniti, il matematico John McCarthy coniò la locuzione “intelligenza artificiale”, vagheggiando un futuro ricco di strabilianti promesse. A distanza di settant’anni, l’Ia fa parte ormai del nostro immaginario collettivo e appare certamente strumento indispensabile per eseguire numerosi compiti, dalla composizione di documenti alla realizzazione di clip video e persMario Coglitore
Così ci siamo consegnati all’intelligenza artificiale dell’Impero
Le pretese utopistiche delle Big Tech moltiplicano i fervori tecnologici e alimentano un inganno pericoloso, mistificando il reale impatto degli algoritmi sulla nostra vita, poiché con ogni probabilità siamo di fronte a una scommessa di carattere commerciale che si basa su una campagna di sofisticato marketing






