di
Angela Geraci
Nel libro «Sicilia, tra miti antichi e storie contemporanee» (Rizzoli) l'omaggio non convenzionale di due «siciliani di mare aperto» alla loro terra
Giallo ocra e azzurro. Intorno, il verde glauco delle agavi che resistono al vento, affacciate sul mare Mediterraneo. Al centro, la maestosa Fornace Penna, solida e aerea allo stesso tempo, con la sua perfetta successione di archi e bifore spalancate come gli occhi di chi la guarda.
Un posto pieno di fascino e magnetismo che, non a caso, fu scelto anche come set di una puntata del «Commissario Montalbano», la magnifica serie tv tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Proprio lo scrittore di Porto Empedocle ha reso celebre la frase di un altro siciliano, il giornalista Vittorio Nisticò, a proposito della "sicilianitudine": «Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie: di scoglio e di mare aperto. "Di scoglio" sono quelli che se si allontanano dalla Sicilia, il secondo giorno cominciano ad avere delle crisi di astinenza, gli mancano tutta una serie di cose […] e il terzo giorno devono assolutamente tornare. "Di mare aperto" sono quelli che fanno della loro sicilitudine una specie di patrimonio personale e lo utilizzano per vivere una vita diversa. In Sicilia ci tornano perché sta loro nel cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte».









