Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa politica industriale dell’Italia potrebbe ripartire dal Mediterraneo. Il settore dell’underwater è già oggi particolarmente sensibile visto che lega a doppio filo il funzionamento delle economie più avanzate alla sicurezza dei fondali. Basti pensare che la quasi totalità del traffico internet mondiale, comprese le transazioni finanziarie, passano in buona parte attraverso i cavi sottomarini, così come gli approvvigionamenti energetici.

Nel mondo attuale dove lo Stretto di Hormuz viene usato come un’arma di ricatto, causando ripercussioni economiche, la concentrazione in specifici passaggi geografici stretti, naturali o artificiali, di queste strutture e la loro esposizione a minacce accidentali o intenzionali ne fanno oggi dei punti di vulnerabilità sistemica economica, politica e sociale. Considerare dunque la blue economy come parte della nuova politica industriale del Made in Italy è fondamentale per prevenire possibili futuri shock.

L’Italia, da parte sua si posiziona al centro del Mediterraneo e proprio questo ha favorito la concentrazione di cavi per telecomunicazioni ed elettrodotti che fanno del Paese uno snodo cruciale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Non a caso il settore dell’underwater oltre a essere in costante crescita – nel 2023 ha generato un fatturato di 30,5 miliardi (+49,5% dal 2019) e occupa 14.293 addetti - è già entrato a far parte della strategia dei principali gruppi industriali, i quali stanno ampliando le proprie competenze attraverso investimenti, acquisizioni e programmi di ricerca. Fincantieri, ad esempio, ha presentato un progetto rivolto all’integrazione di sensori, droni, reti di comunicazione, software, intelligenza artificiale e servizi marini, con l’obiettivo di presidiare l’intera catena del valore.