La Commissione europea ha affidato all’Italia la guida del Regional Cable Hub del Mediterraneo. Un riconoscimento che apre una finestra di opportunità industriale e normativa, a condizione di rendere operativa l’Asas e di restituire certezza agli investimenti privati. Il commento di Francesco Paolo Bello, managing partner di Deloitte Legal

Il mare ha assunto negli ultimi anni una funzione chiave, che va ben oltre quella tradizionalmente legata ai trasporti e al commercio. Cavi sottomarini, interconnessioni energetiche, gasdotti, oleodotti e infrastrutture portuali costituiscono oggi la spina dorsale di un ecosistema che sostiene flussi di dati, energia e merci sempre più essenziali per lo sviluppo del continente europeo.

Nel solo Mar Mediterraneo sono presenti 850 infrastrutture critiche – 65 dorsali telecom, 47 cavi militari, 7 interconnessioni elettriche, 9 gasdotti e 5 oleodotti – con 235 nuovi progetti transfrontalieri previsti entro il 2030. Dai cavi che trasportano oltre il 95% del traffico dati internazionale alle connessioni energetiche offshore, il fondale marino rappresenta oggi una dimensione strategica per la competizione geopolitica globale.

Il Mediterraneo si conferma, dunque, un quadrante di assoluta rilevanza a livello geopolitico ed economico per l’Italia e per l’Europa. Lo dimostra la recente decisione della Commissione europea di attribuire all’Italia la guida del nuovo hub regionale per la sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo.