Il mare da risorsa da governare, può diventare un laboratorio di innovazione normativa, al pari dello spazio. Luoghi di frontiera, lo spazio e il mare, che – nella loro diversità – esigono regole, meccanismi e soluzioni comuni. La riflessione di Francesco Paolo Bello, managing partner di Deloitte Legal
Nel fondo del Mediterraneo la presenza di 850 infrastrutture critiche sostiene il flusso di energia, dati e merci che alimenta l’economia europea. In tutto 65 dorsali di telecomunicazione, 260 cavi primari. 47 cavi militari, 7 interconnessioni elettriche, 9 gasdotti, 5 oleodotti e 450 porti. Si tratta di numeri imponenti, destinati a crescere nei prossimi anni.
La Commissione europea prevede, infatti, 235 nuovi progetti transfrontalieri nel Mediterraneo, di cui 85 dedicati a elettricità, offshore e reti intelligenti. Attualmente, 7 interconnessioni elettriche toccano il Mediterraneo e altrettante sono in costruzione. La capacità aggiuntiva prevista è di circa 15 Gigawatt, rispetto ai 30 attuali. L’area è la seconda al mondo per sviluppo e la terza per investimenti dopo Nord Europa e Usa. Gli investimenti in infrastrutture sottomarine di telecomunicazione passeranno da 2,5 miliardi (2020-2023) a 4,5 miliardi (2027-2030).









