Bruxelles finanzia i primi hub regionali per la sicurezza dei cavi sottomarini e affida all’Italia il coordinamento del polo mediterraneo. La decisione riflette una trasformazione più ampia: dati, energia e infrastrutture sommerse sono entrati stabilmente nell’agenda della sicurezza europea

Per anni i cavi sottomarini sono rimasti fuori dal dibattito strategico europeo. Invisibili per definizione, relegati ai fondali e affidati principalmente agli operatori delle telecomunicazioni, hanno rappresentato la componente meno visibile della globalizzazione digitale. Oggi Bruxelles li considera invece una questione di sicurezza economica, resilienza infrastrutturale e sovranità tecnologica.

La decisione della Commissione europea di finanziare i primi due Regional Cable Hubs dell’Unione, nel Mar Baltico e nel Mar Mediterraneo, segna un nuovo passaggio di questo percorso. Con uno stanziamento complessivo di 5,8 milioni di euro e un ulteriore bando da 40 milioni destinato alle capacità di riparazione, l’esecutivo europeo prova a costruire una rete comune di monitoraggio, coordinamento e risposta per infrastrutture da cui dipende una parte crescente dell’economia continentale.

In questo quadro si inserisce la scelta di affidare all’Italia il coordinamento dell’hub mediterraneo insieme a Grecia, Cipro e Malta. Il progetto riceverà 3,3 milioni di euro e dovrà sviluppare procedure condivise, piattaforme di scambio informativo e meccanismi di risposta coordinata in caso di incidenti che coinvolgano più Paesi.