Un teschio usciva da una terra distrutta e io non riuscivo a distogliere lo sguardo: era la copertina di Oxygène. Era il 1976, quello fu il primo disco che comprai e mi cambiò la vita: pioniere assoluto, visionario e inventore di paesaggi sonori, Jean-Michel Jarre non ha solo fatto la storia della musica elettronica: ne ha definito lo spazio fisico. I suoi concerti non sono mai stati semplici esibizioni ma colossali “opere totali” capaci di far dialogare architettura, tecnologie d’avanguardia e sintetizzatori, frantumando più volte il Guinness dei primati per l’affluenza di pubblico. Dal milione di spettatori a Place de la Concorde a Parigi nel 1979, fino all’incredibile record di tre milioni e mezzo di persone radunate a Mosca nel 1997. Alla vigilia dei 50 anni di Oxygène, qui racconta come sarà il suo unico concerto in Italia in programma il 18 luglio a Modena.

Protagonista Jean-Michel Jarre è nato a Lione il 24 agosto 1948. Suo padre, Maurice Jarre, era un celebre compositore di colonne sonore per il cinema, mentre la madre, France Pejot, è stata un’eroina della Resistenza francese

Come è nata l’idea?

«L’anno scorso suonavo a Stoccarda e Benedetto Vigna, l’amministratore delegato della Ferrari, è venuto a vedere lo show perché è un appassionato di musica elettronica. Era entusiasta e mi ha detto che avrebbe lanciato un nuovo festival a Modena nel 2026: sono un grande fan della Ferrari e ho detto subito di sì. È affascinante quando si parla di musica elettronica e Ferrari, perché in realtà c’è un legame indissolubile tra la tecnologia e la creatività. Abbiamo avuto il suono del violino perché lo abbiamo inventato, così come il cinema “panoramico” ci ha dato Fellini o Sergio Leone. Ed è per la rivoluzione industriale che abbiamo la Ferrari, ed è grazie all’invenzione dei componenti elettronici che oggi io posso fare la musica che faccio».